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sabato 29 aprile 2017

BANCA MARCHE: Nuove intercettazioni della Guardia di Finanza


Cos'hanno in comune l’ex direttore di Banca Marche Massimo Bianconi, la manager russa Aleksandra Dubrova e il magnate americano Tom Barrack, il multimiliardario che lo scorso gennaio ha curato l’Inauguration Day del presidente Donald Trump?
Stando alle intercettazioni telefoniche della guardia di finanza, inserite nel voluminoso fascicolo dell’inchiesta sul default della banca marchigiana, Bianconi voleva entrare in affari con Barrack tramite la Dubrova per la cessione dei crediti deteriorati di Bdm, che lo stesso Bianconi avrebbe considerato ‘un affare’. L’ex dg di Banca Marche, nei primi mesi del 2014, insieme a un amico commercialista e a un avvocato aveva infatti preso contatti con la società Colony Italia, guidata dalla Dubrova, filiale italiana di una holding internazionale specializzata nell’acquisto dei crediti deteriorati riconducibile al multimiliardario californiano Barrack.

Colony avrebbe dovuto acquistare i crediti deteriorati, la cosiddetta bad bank. L’affare, nel caso in cui la cessione fosse andata in porto, l’avrebbe fatto lo stesso Bianconi e i due professionisti: in qualità di intermediari tra la banca e la Colony, contavano di incassare fino al 3 per cento di provvigioni. L’affare sembra arrivato al traguardo il 3 aprile del 2014, quando l’amico commercialista chiama Bianconi dopo un colloquio con la Dubrova: stando al contenuto della telefonata, la Colony sarebbe pronta a siglare una lettera di interesse indirizzata ai commissari della vecchia Banca Marche per l’acquisto dei crediti deteriorati. La stessa Colony avrebbe indicato Bianconi, l’amico commercialista e l’amico avvocato come incaricati per trattare l’affare. Contemporaneamente l’ex direttore generale di Banca Marche tiene contatti con i rappresentanti di alcune fondazioni e soci della banca per raggiungere il 5 per cento del capitale dell’istituto di credito e, in tale ambito, stando all’informativa della guardia di finanza incontra Alfio Bassotti (presidente della fondazione di Jesi) e Gaetano Martini (socio e cliente di Banca Marche attraverso la Salus).
Nell’operazione Bianconi cerca di coinvolgere anche Valter Mainetti(‘Valterino’), presidente della Sorgente Sgr Spa, società che ha gestito per conto di terzi il fondo Donatello, comparto Tulipano, proprietario di alcune quote del Fondo Conero, proprietario degli immobili di Banca Marche. Mentre cerca di scalare Banca Marche, Bianconi contatta l’avvocato Paolo Tanoni, che guida un’altra cordata interessata all’acquisto della banca. Tra i due, a quanto pare, non correva buon sangue. L’interesse di Bianconi per la banca di cui è stato direttore generale fino a un anno prima non si limita solo alla possibilità di fare affari. Il manager continua a mantenere rapporti anche con sindacalisti e soci, informandosi sulla gestione della banca e dispensando consigli sulle forme di lotta sindacale da intraprendere. Bianconi non risparmia strali nei confronti di alcuni giornalisti che avrebbero preso di mira la figlia, titolare della società che ha trattato l’affare di via Archimede. «Andassero a vedere di altri amministratori della banca, che si sono accaparrati lavori e appalti». Fa nomi di un certo spessore. Ma questa è un’altra storia.

(di Alessandra Pascucci)